Le fatiche di Ercole (Incalza), mitico eroe della moderna corruzione italiana.

incalza

Ma chi è Ercole Incalza? E’ un eroe mitico dei nostri tempi, sopravvissuto  a 7 governi di diverso colore e a 14 faticose inchieste giudiziarie per corruzione, al servizio del nostro paese, che ha saputo collegare affari e politica, carriere e ministri, mazzette e ideali. Un gran boiardo si Stato, un sopravvissuto , un immortale.

 La mitologica storia di Ercole Incalza, 70 anni compiuti, inossidabile gran boiardo di Stato, si riassume in pochi numeri: 14 volte indagato in 14 inchieste e sempre uscito indenne; 14 anni ai vertici del Ministero delle Infrastrutture con 7 governi diversi e 5 ministri, di ogni schieramento.

lunardi pietroNel 2001, arrivato come capo della segreteria tecnica di Pietro Lunardi (governo Berlusconi), Ercole ha resistito allo sbarco di Antonio Di Pietro (governo prodi), quindi è stato promosso capo struttura di missione da Altero Matteoli (di nuovo Berlusconi), confermato da Corrado Passera (governo Monti) ereditato dal ciellino Maurizio Lupi (governo Letta) e poi ancora da Lupi (governo Renzi). Il quale, giustamente, ricorda il tocco magico sulle vicende giudiziarie del suo dirigente: «E’ sempre stato assolto». Sorvolando, come si conviene in questi casi, su certi proscioglimenti dovuti a prescrizioni. O sul fatto che, in un modo o nell’altro, Ercole (Incalza)  è uno di quei nomi che ricorrono come il prezzemolo in tutti i piatti delle grandi opere.

Sebbene la carriera sia iniziata da molto lontano, al ministero dei Trasporti della cosiddetta “sinistra ferroviaria” del socialista Claudio Signorile, proseguita poi con Lorenzo Necci per l’Alta Velocità come general contractor per Eni, Iri, Fiat, Montedison. Concessioni spartite a tavolino, con appalti finiti regolarmente nel mirino della magistratura.

Il bello di Incalza è che lui attraversa certe inchieste come i fantasmi scozzesi certi antichi manieri: non viene indagato ma è citato nell’ordinanza di arresto per il caso Mose di Venezia, dove viene intercettato in un paio di passaggi delicati per il Consorzio Venezia Nuova: quello relativo alle nomine del Magistrato delle Acque e quando vengono sbloccati i finanziamenti dal governo Berlusconi per 400 milioni di euro al Consorzio. Una grande festa. Chissà perchè, Incalza compare e scompare anche nell’inchiesta su Expo. Ci pensa un vecchio arnese Dc come Gianstefano Frigerio, quello della “cupoletta” dei pensionati, ad evocarlo: «C’è un casino sulla Pedemontana», spiega all’ex capo di Infrastrutture Lombarde (poi arrestato e patteggiante) Antonio Rognoni. Perchè i fondi al Cipe erano bloccati e Frigerio chiedeva una «riunione a Roma con Lupi, Maroni e con quelli che ci stanno lavorando, anche con Ercole Incalza». Niente di strano. Chi mai dovrebbe occuparsi di finanziamenti e appalti se non il dirigente più navigato delle Infrastrutture?

Il punto infatti non è questo, ma il fatto che a parlare di lui siano sempre personaggi non esattamente con la coscienza a posto. E che lui, Incalza, sembri diventato inamovibile, anche con il “rottamatore” Matteo Renzi, nonostante non poche ombre abbiano accompagnato la sua carriera. Perché? Mistero.

Per dire, nel luglio 2004, mentre l’architetto Angelo Zampolini pagava parte della casa al Colosseo dell’inconsapevole ex ministro Scajola, sganciava contemporaneamente anche 520 mila euro in assegni circolari e altri 300 mila euro in assegni bancari al venditore di una bellissima casa a due passi da Piazzale Flaminio, a Roma. Acquirente era il genero di Incalza, che di suo pare abbia tirato fuori solo 390 mila euro, il prezzo dichiarato dal notaio. Un mese prima però, Zampolini aveva firmato un preliminare di acquisto con il vero prezzo: un milione e 400 mila euro.

Il genero, Alberto Donati, sentito nel 2010 dalla Guardia di Finanza, si giustifica così: «Io e mia moglie cercavamo una casa e tramite mio suocero, Ercole Incalza, all’epoca consigliere del ministro Lunardi, su suggerimento dato da Angelo Balducci a mio suocero, fummo contattati dall’architetto Angelo Zampolini. E il 7 luglio 2004 consegnammo l’intera cifra pattuita che era di 390 mila euro». Zampolini conferma, spiega di aver messo di tasca propria il resto e aggiunge che il vero protagonista di questa storia a “insaputa del genero” era il suocero, ovvero Ercolino: «Abbiamo fatto un sopralluogo nella casa con Incalza». Ci si potrebbe chiedere come sia possibile che un uomo abituato a valutare i costi (e i benefici…) di grandi opere non si sia accorto del valore reale di una casa in centro a Roma. Ma sarebbe un domanda oziosa. Incalza non ha mai voluto spiegare a nessuno perché Anemone o chi per lui pagò 820 mila euro di una casa di 8,5 vani catastali al terzo piano in centro, destinata alla figlia. Eppure, era lui a comandare nel momento in cui gli appalti venivano distribuiti anche ad Anemone.

lupi maurizioIn compenso è stato ringraziato calorosamente proprio dal ministro Lupi, nel 2005 al Meeting di Rimini, cioè un anno dopo l’acquisto della casa con i soldi di Zampolini. «Voglio ringraziare davanti a tutti – disse entusiasta Lupi – una persona che ho incontrato in questi anni, un prezioso collaboratore del ministro Lunardi ma prezioso collaboratore di tutti noi. Volevo presentare e fare un applauso a Ercole Incalza che è, credo, una persona eccezionale e un patrimonio per il nostro Paese».

Di certo ora suona ancor più strano il fatto che un anno fa sia stato confermato al ministero nonostante fosse già indagato per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso proprio dalla procura di Firenze che stamane lo ha arrestato, perché avrebbe agevolato il consorzio Nodavia (capeggiato dalla Coop rossa Coopsette) impegnata nei lavori dell’alta velocità di Firenze, insieme alla presidente dell’Italfer Maria Rita Lorenzetti, ex presidente dell’Umbria. Secondo i pm «Incalza portava un rilevante contributo agli obiettivi dell’associazione in quanto dirigente dell’Unità di Missione del Ministero cui faceva riferimento l’appalto Tav di Firenze, si attivava per attestare falsamente che l’autorizzazione paesaggistica non era scaduta e che i lavori erano iniziati entro i 5 anni e successivamente attestava che le varianti al progetto non erano essenziali»

presidente_squitieri_webLa corruzione è devastante per la crescita. Crisi economica e corruzione  vanno di pari passo in un circolo vizioso nel quale  una è causa ed effetto dell’altra, e l’illegalità ha effetti devastanti sull’attività di impresa e quindi sulla crescita.

Il ripetersi di fenomeni di mala gestione e di corruzione, rischiano di incrinare, oggi, non solo il rapporto tra cittadini e classe dirigente del Paese. Queste le considerazioni principali espresse dal presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squittieri, all’inaugurazione dell’anno giudiziario.

 

 

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