Regionali, trionfa l’astensionismo. E’ la sconfitta della Politica.

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Non è un test per il governo, ripeteva Maria Elena Boschi. Non si dia una lettura nazionale del voto, avvertiva, il premier Matteo Renzi. Ma le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria non potranno non avere una qualche ricaduta sulla mappa dei partiti e sullo stesso dibattito politico nazionale. Perché, se per i Dem è una duplice vittoria in qualche modo già scritta sono altre due le novità di questa domenica elettorale: il crollo dell’affluenza, verticale e ‘storico’ in Emilia-Romagna, e la cavalcata della Lega che, a Bologna e dintorni, si impone come secondo partito.

Matteo Renzi minimizza e sottolinea: “Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla destra in 9 mesi. Lega asfalta forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%”. Parole che riflettono la soddisfazione per i risultati e la preoccupazione per il dato dell’astensione rimarcato negli stessi minuti da fonti del Nazareno e che tengono conto di un crollo dell’affluenza impressionante.

In Emilia-Romagna, ha votato il 37,7% degli elettori, in Calabria il 44,1%. Numeri impressionati, se paragonati alle Regionali del 2010 (68% in E-R, 59,3% in Calabria) e alle Europee di 6 mesi fa (il 70% in Emilia-Romagna, il 45,5% in Calabria), quelle del 40,8% targato Matteo Renzi.

Le inchieste giudiziarie che negli ultimi mesi hanno martoriato entrambe le Regioni, da quella delle ‘spese pazze’ in Emilia-Romagna a quella che, il 29 aprile scorso, costrinse alle dimissioni l’ex presidente calabrese Giuseppe Scopelliti, sono vicende che hanno certamente allontanato gli elettori dalle urne, ma che non spiegano del tutto un’astensione choc destinata ad irrompere nel dibattito politico.

I dati sono disarmanti, incombe il pericolo di una governabilità senza rappresentanza. L’astensione chiama in causa tutti i partiti. Ma le elezioni di domenica sigillano l’ascesa dell’altro ‘Matteo’: il leader della Lega Salvini. Il ‘suo’ candidato in Emilia-Romagna, Alan Fabbri, sostenuto anche da FI e Fdi, sembra infatti proiettato oltre il 35%, a meno di dieci punti dal favoritissimo Stefano Bonaccini. E la Lega, dopo il Pd, si avvia ad imporsi come secondo partito con FI lontanissima. Dati che ridisegnano la mappa dei poteri dei partiti, lanciando il Carroccio nella sua cavalcata per una leadership dell’opposizione che vede invece in difficoltà quel M5S ( sotto il 15%) di Grillo, che nelle ultime elezioni aveva saputo anche catturare scettici e potenziali non votanti.

Il pallone Renzi si sta sgonfiando. La Lega vola, la nostra Comunità cresce ovunque. Pochi amici fra i potenti, tanti Amici fra la gente. E’ in Calabria, invece, che si consuma il primo concreto risultato della frattura tra FI e Ncd. I due ‘cugini’ non hanno trovato un accordo, proponendo candidati diversi (l’azzurra Ferro e l’alfaniano D’Ascola), ed entrambi incapaci di rivaleggiare con il Dem Mario Oliverio.

Per il centrodestra è un nuovo campanello d’allarme. La politica tutta, Renzi compreso, da oggi dovrà interrogarsi sulla fuga dalle urne, in un periodo segnato dallo scontro perpetuo tra piazze e governo.

Considerare una vittoria la perdita di centinaia di migliaia di voti da parte di tutti i partiti, e non mettere in relazione la fuga dalle urne con il malessere sociale che da nord a sud sta invadendo le piazze, ci sembra un modo molto superficiale di affrontare la crisi della politica, e quindi della classe dirigente di questo Paese.

 Per non ripetere le solite analisi, vi rimando al seguente link:  http://futurablog.com/dal-voto-siciliano-uscita-lingovernabilita-avviso-sfratto-alla-classe-politica-1/819/

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