Landini: «Basta spot e balle. Renzi peggio di Berlusconi»

Fiom è in piazza contro il Jobs act, per i diritti, il lavoro e la democrazia, con lo slogan ‘Unions‘. Il corteo, partito da piazza della Repubblica, si è concluso in piazza del Popolo. Il segretario del sindacato dei metalmeccanici della Cgil in testa al corteo, aperto insieme ai lavoratori di Fincantieri dietro lo striscione ‘Fincantieri, giungla d’asfalto‘. Alla manifestazione anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso.

 

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Il governo Renzi «sta proseguendo come i governi precedenti Monti e Letta e anche con un peggioramento rispetto al governo Berlusconi», ha sostenuto il segretario generale della Fiom, dal palco di piazza del Popolo. «Ci siamo stancati di spot elettorali, di slide e balle perché bisogna avere il coraggio di dire la verità e di cambiare veramente il Paese».

«Senza di noi questo Paese non si cambia, si peggiora», ha sottolineato ancora il leader della Fiom, sottolineando che «stiamo di fronte ad un governo che ha scelto di non confrontarsi con i lavoratori, ma ha scelto come interlocutore Confindustria». Però, ha sostenuto Landini, «con la ricetta di Confindustria» non ci sarà né ripresa né il rilancio dell’occupazione.

«Pensiamo di avere più consenso di quello che ha il governo», ha detto il leader della Fiom, in cerca di una conferma per la Coalizione sociale, che dovrebbe riunire vari pezzi della sinistra, da mettere insieme per contrastare Renzi. «Noi abbiamo un’idea di futuro per l’Italia – ha sottolineato – e non difendiamo cose che non ci sono. Quindi Renzi stia tranquillo, noi non siamo contro di lui ma pensiamo di avere più consenso del governo».

«La logica con cui questo governo ci sta governando è padronale», ha detto ancora Landini. «Ci siamo stancati di spot elettorali, slide e balle racconate. Questo governo ha scelto di rifiutare il confronto. C’è addirittura un peggioramento rispetto al governo Berlusconi. Siamo dentro un processo di regressione del Paese».

«Vogliono cancellare per sempre lo statuto dei lavoratori e non solo per i nuovi assunti», ha poi scandito dal palco di piazza del Popolo Landini. «La ripresa non si fa senza di noi – ha continuato – contrasteremo il Jobs act con tutti i mezzi e non escluderemo nessun intervento». «I diritti dei lavoratori sono stati conquistati con anni di lotta e cancellandoli che paese lasceremo dopo di noi», si è chiesto il leader della Fiom.

«Le cose che questo Governo sta facendo non sono state sottoposte al voto di nessun cittadino e oggi, infatti, non si confrontano con il sindacato», ha detto ancora Landini. «Noi le cose che diciamo le manteniamo e le facciamo. Il 12 dicembre avevamo detto che non ci saremmo fermati anche se il governo metteva la fiducia e oggi siamo qui per dire che andiamo avanti finché non avremo cancellato le leggi che cancellano la dignità in quetso paese», ha poi dichiarato il segretario della Fiom.

«Oggi si apre una fase nuova. Inizia una nuova primavera», ha insistito il segretario della Fiom. «La vera novità – ha sottolineato Landini – è che a questa manifestazione c’è tutta la segreteria della Cgil, e la ringrazio tutta».

«Se uno dice è anche una manifestazione politica, assolutamente sì, fatta dal sindacato», ha poi aggiunto Landini, rispondendo al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. «In Italia tutti fanno politica, compresa Confindustria», ha continuato, ma anche il sindacato «così è da 100 anni, non esisterebbe la Cgil se non fosse anche soggetto politico».

«Ci stiamo battendo non per 79.000 assunzioni, ma perché vogliamo risolvere i problemi con la creazione di milioni di posti di lavoro», ha detto ancora Landini riferendosi agli ultimi dati sulle assunzioni. La questione, sottolinea, «non è quello che accade tra gennaio e febbraio ma quel che avviene in questi anni, nei prossimi anni».

«La manifestazione di oggi è aperta a tutti. Abbiamo incontrato tutte le forze politiche, anche il Pd, e gli abbiamo detto che non siamo d’accordo con le scelte che stanno facendo. Non ci fermiamo davanti a nulla», ha detto ancora Landini, rispondendo a chi gli chiedeva dei rapporti con i parlamentari Dem.

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